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  ROMA: IL PERIODO MONARCHICO

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Angelodiluce
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MessaggioTitolo: ROMA: IL PERIODO MONARCHICO    Mer Giu 30, 2010 4:27 am

Romolo, il fondatore della città, fu anche il suo primo re. Fu lui a dare a Roma le prime fondamentali istituzioni civili e a costituire il Senato. Dopo aver regnato a lungo, Romolo scomparve misteriosamente dopo un temporale. Questa strana scomparsa creò intorno al personaggio un’atmosfera leggendaria, in base alla quale il popolo, credendo che gli dei lo avessero assunto in cielo, iniziarono ad adorarlo con il nome di Quirino. Da qui derivò l’appellativo per i Romani di Quiriti. Dopo la vittoriosa guerra combattuta contro i Sabini, questi vennero ad abitare a Roma e venne stipulato un accordo in base al quale in città avrebbero regnato alternativamente un re romano ed un re sabino. A Romolo successe il sabino Numa Pompilio; fu lui a dare al popolo le istituzioni religiose e a far erigere il tempio di Giano, aperto in tempo di guerra e chiuso nei periodi di pace. Egli riformò il calendario dividendo l’anno in dodici mesi, in base ai movimenti lunari. Terzo re fu il romano Tullio Ostilio; durante il suo regno venne combattuta la guerra contro la potente città latina di Albalonga che venne sconfitta e distrutta dai Romani. Al suo successore, il sabino Anco Marzio, si devono la costruzione del porto di Ostia e alcuni importanti provvedimenti a favore dell’agricoltura. Alla sua morte si insediarono sul trono in successione tre re etruschi. Questo fatto testimonia, che per un certo periodo, Roma perdette la propria indipendenza subendo il dominio etrusco. Con il controllo della città, gli Etruschi acquisirono anche il controllo della più importante via di comunicazione con la Campania. Il primo di questi sovrani fu Tarquinio Prisco, che abbellì la città con la costruzione di un tempio dedicato a Giove sul Campidoglio. Egli fece costruire un canale sotterraneo che consentiva di scaricare nel Tevere i rifiuti delle case e delle strade, la Cloaca Massima. Introdusse inoltre nella religione alcuni elementi etruschi, tra i quali l’arte divinatoria. Il secondo re etrusco fu Servio Tullio, famoso per aver fatto erigere intorno alla città una cerchia muraria; secondo la tradizione fu lui a dotare Roma di una nuova costituzione. Ultimo re etrusco ed anche ultimo dei re di Roma fu Lucio Tarquinio, che per la sua malvagità venne soprannominato il Superbo. Fu particolarmente crudele e governò la città con il terrore. Nel 509 a.C. a seguito di una rivolta popolare, Tarquinio il Superbo venne scacciato da Roma ed ebbe così inizio il periodo repubblicano. Durante il periodo monarchico il re, eletto dall’assemblea dei cittadini, deteneva il potere supremo dello Stato. Egli era al contempo capo militare, civile e religioso. Era assistito in questo suo gravoso compito dal Senato; questa istituzione era composta da anziani nominati dal re stesso, che li sceglieva tra i membri delle famiglie cittadine più potenti. All’epoca il popolo romano era diviso in due classi: i patrizi, che discendevano dagli antichi abitanti di Roma e rappresentavano la parte più ricca della popolazione, ed i plebei, la maggior parte della popolazione. Essi erano per la gran parte piccoli agricoltori, artigiani e commercianti stabilitisi a Roma dopo che lo Stato era già stato fondato e quindi erano esclusi dalla vita politica riservata esclusivamente ai patrizi, considerati gli unici veri cittadini romani. Con il passare del tempo, i plebei più agiati si accorsero che con il loro lavoro, essi provvedevano in modo determinante al mantenimento dello Stato e pretesero di poter partecipare con una propria rappresentanza alla politica cittadina. Il re Servio Tullio, accortosi del malcontento che serpeggiava tra i plebei, decise di accogliere le loro istanze, risolvendo in tal modo una situazione che rischiava di degenerare in qualcosa di pericoloso per la stabilità di Roma. Partendo dal principio che ciascun cittadino aveva il diritto di partecipare alla vita pubblica in rapporto alla propria ricchezza, suddivise la popolazione in cinque classi secondo il censo, dividendo poi ogni classe in centurie. L’assemblea popolare risultò quindi formata dalla riunione di tutte le centurie, i comizi centuriati, che prendevano le decisioni riservate inizialmente ai soli patrizi. Poichè nell’assemblea i voti venivano assegnati per centuria, si mise in evidenza lRsquo;inefficacia di questa riforma, in base alla quale veniva concesso alla plebe di partecipare alla vita politica, ma nel contempo lasciava il potere decisionale ai patrizi. Infatti, i voti a disposizione di questi ultimi erano 98, come le loro centurie, mentre alla plebe ne venivano assegnati 90. Ogni classe era obbligata a fornire all’esercito tante centinaia di soldati quante erano le centurie in cui era suddivisa. I soldati dovevano provvedere personalmente al proprio equipaggiamento ed al proprio mantenimento. I plebei nullatenenti erano esclusi dall’ordinamento centuriato e non avevano alcun peso nella politica romana.
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