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 LA REPUBBLICA

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Angelodiluce
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MessaggioTitolo: LA REPUBBLICA    Mer Giu 30, 2010 4:28 am

Dopo la cacciata di Lucio Tarquinio il Superbo, a Roma venne instaurata la Repubblica, a capo della quale vennero posti due consoli eletti dai Comizi Centuriati. Questi avevano il comando dell’esercito e restavano in carica un anno; inoltre dovevano provvedere a radunare e presiedere il Senato ed i Comizi Centuriati, facendo eseguire le deliberazioni prese da queste due istituzioni. Fuori città avevano il diritto di vita e di morte su tutti i cittadini, mentre all’interno della città, i cittadini potevano appellarsi ai Comizi. I consoli davano il nome all’anno e quando apparivano in pubblico erano accompagnati dai littori, simbolo della loro autorità. Nei casi di estremo pericolo, quando era necessario avere un’unica guida dello Stato, veniva eletto un dittatore, il quale aveva il comando in capo dell’esercito, era il capo assoluto a cui tutto il popolo doveva obbedienza senza alcuna reticenza; egli aveva infatti il diritto di vita e di morte su tutti i cittadini dentro e fuori le mura. Il suo mandato scadeva dopo sei mesi, oppure alla fine dell’emergenza. Altre importanti istituzioni erano: i pretori, eletti ogni anno, che avevano il compito di amministrare la giustizia in nome del popolo romano; i questori, anch’essi eletti ogni anno, ai quali era affidata l’amministrazione dell’erario e l’esazione delle imposte; i censori, eletti ogni cinque anni, avevano il compito di valutare la ricchezza dei cittadini e stabilirne quindi l’appartenenza alle varie classi; essi tutelavano inoltre le proprietà della Repubblica ed esprimevano il loro giudizio circa l’onorabilità di coloro che dovevano esercitare una pubblica carica. Infine gli edíli, che provvedevano all’organizzazione dei mercati e dei giochi pubblici, alla manutenzione delle strade e degli edifici ed erano anche i capi della polizia dell’epoca. Con il passaggio alla Repubblica, il Senato assunse una maggiore importanza poichè, con il continuo aumento della popolazione, diveniva sempre più problematico convocare i Comizi, per cui si utilizzava con sempre maggior frequenza il Senato come organo deliberativo. I suoi membri venivano scelti esclusivamente tra gli ex-magistrati. Timorosi di perdere la libertà conquistata dopo la cacciata dell’ultimo re, i romani diedero alle varie istituzioni dello Stato determinate caratteristiche; esse erano infatti tutte collegiali, nel senso che due erano i consoli, così come due erano i magistrati, in modo tale da consentire un reciproco controllo. Inoltre tutte le cariche erano a tempo determinato; chi decideva di accettare le cariche pubbliche lo faceva per amore della Repubblica e non percepiva alcun compenso in cambio del servizio reso. Agli inizi del periodo repubblicano, la costituzione elaborata dal re Servio Tullio era insoddisfacente per la plebe romana, che reggeva sulle proprie spalle la maggior parte del peso in sangue e denaro, che le continue guerre contro i popoli vicini imponevano allo Stato. La partecipazione alle guerre li impoveriva fortemente costringendoli a contrarre debiti che nella maggior parte dei casi non erano in grado di restituire, finendo quindi schiavi dei creditori. Questo stato di cose divenne con il tempo intollerabile e, vista vana ogni protesta, nel 494 a.C. i plebei abbandonarono la città ritirandosi sull’Aventino, il Monte Sacro. Questo gesto eclatante impressionò molto i patrizi che si accorsero dell’importanza che i plebei avevano nella vita della città e per convincerli a ritornare concessero loro l’istituzione di una nuova magistratura che assunse il nome di tribunato della plebe. In base all’accordo la plebe aveva la possibilità di eleggere due suoi rappresentanti che vennero denominati tribuni della plebe, i quali avevano il diritto di veto, potevano cioè opporsi alle deliberazioni del Senato o dei Comizi che ritenevano contrarie agli interessi del popolo. Per difendere la loro incolumità personale questi tribuni furono dichiarati sacri e inviolabili. Nonostante questa importante conquista le cose non migliorarono molto per la plebe soprattutto per l’assenza di leggi scritte. Quelle esistenti erano tramandate oralmente e la loro interpretazione cambiava a seconda dei casi; ne risultava quindi che la giustizia non era imparziale. Nel 451 a.C. i plebei riuscirono ad ottenere l’elezione da parte di tutto il popolo, di un collegio composto da dieci uomini, i decémviri, che avrebbero avuto il compito di redigere un codice di leggi, che sarebbe poi stato inciso su dodici tavole di bronzo ed esposto perennemente nel foro. In questo modo le leggi vennero rese note a tutti i cittadini e la giustizia divenne finalmente uguale per patrizi e plebei. Dopo queste due importanti conquiste, i plebei continuarono nella propria lotta ottenendo altri due significativi successi: nel 445 a.C., la legge Canuleia, così detta dal nome del tribuno Canuleio che la propose, poneva fine al divieto di matrimonio tra patrizi e plebei, che dal 367 a.C. poterono così aspirare al consolato. L’anno seguente a Roma venne eletto il primo console plebeo; quest’ultima vittoria rese chiaro il fatto che ormai tutti i cittadini romani, di qualsiasi origine, avrebbero potuto ricoprire anche la più alta carica dello Stato.
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