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 Le donne degli dèi

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Angelodiluce
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MessaggioTitolo: Le donne degli dèi    Mer Giu 30, 2010 6:15 am

Esiliate nel loro ruolo di spose, le dee nordiche, tranne alcune eccezioni, non vivono mai in prima persona le loro avventure, ma sono destinate a rimanere in secondo piano, lasciando ampio spazio ai maschi, veri protagonisti. Eppure, scandendo i ritmi quotidiani delle varie fasi del ciclo vitale, divinità femminili sono invocate nelle più disparate occasioni, documentando così la loro sfaccettata e numerosa presenza. Purtroppo gli scarsi referenti mitologici non consentono, nella maggior parte dei casi, di delineare un quadro preciso delle loro sfere simboliche. Chi accoglieva Thor quando, stanco ed affamato, ritornava dalle sue scorribande nella terra dei giganti? Chi allietava le serate del bellissimo Freyr? Chi sopportava i quotidiani misfatti di Loki? Queste domande, nate dalla più naturale curiosità, consentivano agli antichi narratori delle mitiche vicende divine di squarciare il velo d'anonimia che ricopriva le compagne degli dèi. Ma, basandosi sulle arcaiche tradizioni tramandate dai loro padri, essi non potevano che fornire scarni dettagli: le dee rimanevano sconosciute. Certo, si sapeva che il «gigante buono», il rosso Thor, aveva come compagna l'affascinante Sif, della quale erano note le bionde chiome. Il biondo dei suoi capelli era l'immagine dello spettacolo abbagliante delle spighe mature, dorate.dal sole, che la dea proteggeva e faceva crescere rigogliose. Più particolari arricchivano le storie su Skadhi, la sposa di Njdrdhr: le stesse circostanze del suo matrimonio con il signore delle navi erano divenute proverbiali. E ricordando l'inganno da lei subito in quell'occasione, si rideva della sua ingenuità che l'aveva portata a confondere Njdrdhr con Balder. Freyr, l'«amante», il dio caro agli innamorati, aveva scelto come sua compagna la bella gigantessa Gerdhr. Ma di lei, oggetto di sicure invidie femminili, non conosciamo che l'insuperabile bellezza, fonte di meraviglia e di estatico rapimento. Anche il malvagio Loki, essere per tanti versi spregevole, poteva contare sull'affettuosa dedizione della moglie Sygin. Sarà lei, infatti, ad evitargli atroci tormenti raccogliendo in un bacile, con pazienza e costanza, le gocce di veleno che gli rigano il volto nell'esilio a cui è stato condannato dagli dèi. Altra abitante di Asgardh che svolgeva un ruolo di grande importanza, ma della quale si ignorano le virtù specifiche, è ldhunn, la custode dei pomi dell'eterna giovinezza. Di lei si sa solo che era moglie del barbuto Bragi, dio dell'eloquenza poetica, e che una volta fu vittima dell'arte truffaldina di Loki: fu catturata dai giganti che le sottrassero le magiche mele che però furono subito recuperate dagli dèi. Il destino più triste è senza dubbio quello toccato a Nanna, sposa infelice di Balder. L'unica sua apparizione sulla scena mitica è legata alla tragica morte del marito: la scomparsa dell'amatissimo consorte la fece piombare in un incolmabile sconforto che le squarciò il cuore. Nanna, allora, decise di condividere con Balder le fiamme dello stesso rogo funebre, accompagnandolo nel regno delle tenebre. Solo nelle invenzioni linguistiche dei poeti, unici conoscitori di arcane storie, è possibile rintracciare una folla di dee, figure evanescenti note soltanto attraverso i loro appellativi. Così, nel paragone poetico «vola come Gna» si cela una divinità enigmatica, perennemente in giro per il mondo, in groppa al suo destriero alato Hofvarpnir, «che muove in fretta gli zoccoli». L'espressione citata si adoperava nei carmi dedicati agli eroi leggendari per indicare una persona particolarmente veloce. E ancora: i saggi venivano detti i «congiunti di Snotra», dal nome di una dea della saggezza, della quale non ci sono pervenute caratteristiche o imprese. Si ricordava, inoltre, Syn, ella veniva invocata anche nei tribunali, dove era la patrona degli accusati, e pronunziare il suo nome significava voler dichiarare la propria innocenza. «Vede con gli occhi di Vor», si esclamava a proposito di una donna particolarmente sapiente: si trattava di una dea sempre avida di nuove conoscenze, desiderosa di accrescere la sua già sconfinata cultura. Di diversa indole era Var, dea che presiedeva ai giuramenti ed ai patti tra uomini e donne, punendo severamente gli spergiuri. Proprio per ricordare tale sua prerogativa, i giuramenti erano detti «preghiere di Var». Intermediaria della volontà della suprema coppia celeste Odino-Frigg, Lofn accordava, comprendendo le ragioni dell'amore, il consenso a quelle unioni pre-matrimoniali che erano state proibite o contrastate: di fronte al «fatto compiuto» ella dava il suo permesso, alimentando così anche un gioco di parole, perché «Lofn» significava proprio «permesso». Per rimanere in argomento, gli amanti si rivolgevano a Sidfn, una misteriosa dea che - adorabile occupazione - distoglieva gli amanti dagli affanni quotidiani e volgeva i loro pensieri unicamente ai teneri scambi d'effusioni. Ben più sinistra era Gefiun, dea che accoglieva le fanciulle morte vergini, destinate ad essere sue ancelle in una eterna e casta solitudine. Di Eir, altra divinità sigillata in scarne allusìoni poetiche, si sa solo che era il migliore dei medici, ma non si conoscono sue miracolose guarigioni o cure. Si raccontava infine, con malcelata malizia, di una dea che beveva ogni mattina in compagnia di Odino, dividendo con lui coppe d'oro finemente cesellate ricolme di sacro idromele. Saga - questo il nome della mattutina compagna del dio supremo - viveva a Sdkkvabekkr e non sembra che avesse altre occupazioni: forse era solo una delle tante amanti del padre degli dèi.
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