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 L’ORGANIZZAZIONE INTERNA DELLO STATO FRANCESE TRA IL XII E GLI INIZI DEL XIV SECOLO

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Angelodiluce
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MessaggioTitolo: L’ORGANIZZAZIONE INTERNA DELLO STATO FRANCESE TRA IL XII E GLI INIZI DEL XIV SECOLO    Ven Lug 02, 2010 7:34 am

L’organizzazione interna dello Stato francese tra il XII e l’inizio del XIV Secolo. Con il continuo estendersi del proprio territorio, la monarchia francese dovette pensare ad organizzare l’amministrazione statale in funzione alle nuove necessità; quest’opera durò secoli e avvenne per tentativi successivi. Fino a Filippo II Augusto, i re francesi avevano amministrato i loro territori per mezzo dei prevosti, che svolgevano diverse funzioni e godevano di grande potere: essi amministravano la giustizia, raccoglievano i tributi e convocavano i vassalli per il servizio militare. Filippo II istituì una nuova categoria di funzionari, di grado superiore ai prevosti: i balivi, il cui compito era quello di convocare una corte di giustizia al mese, prelevare i tributi raccolti dai prevosti, e comparire periodicamente alla corte di Parigi per rendere conto al re della propria amministrazione. Ogni balivo amministrava una delle 20 circoscrizioni, nelle quali vennero divisi i territori regi. Essi non appartenevano alla nobiltà locale, ma venivano scelti direttamente dal re, fra le persone a lui più fedeli. Nel sud della Francia, dove l’autorità reale era piuttosto modesta, al posto dei balivi venne istituita la figura del sénéchal, il siniscalco, scelto tra gli appartenenti alla nobiltà locale, allo scopo di avvicinarla alla monarchia. L’organizzazione dell’apparato statale venne nuovamente perfezionata da Luigi IX, risistemazione degli organi centrali del potere stataleche provvedette ad una . Il preesistente Consiglio del re, la Curia regis, venne suddivisa in due organismi separati, ognuno dei quali con incombenze diverse: il Gran Consiglio, assisteva il re nell’opera di governo, seguendolo durante i suoi spostamenti; esso si componeva di un cancelliere, un connestabile e da pochi grandi nobili amici del re, personalmente a lui devoti. Il Parlamento si occupava esclusivamente dell’amministrazione della giustizia ed era composto da una parte di consiglieri permanenti formata da ecclesiastici, cavalieri o balivi, che venivano nominati direttamente dal re che provvedeva anche alla loro retribuzione, e da una parte composta da elementi occasionali, solitamente baroni o prelati, che venivano convocati solo in determinate occasioni. Quest’organo fu tra quelli che maggiormente contribuirono ad innalzare il prestigio della monarchia, poichè consentiva di poter ricorrere in appello contro le sentenze emesse dai tribunali dei singoli feudatari. Per quanto riguardava l’amministrazione provinciale, Luigi IX fece ricorso a dei funzionari itineranti chiamati enquesteurs, inquisitori, che viaggiavano per la Francia sorvegliendo l’operato dei balivi e dei siniscalchi, per riparare agli eventuali abusi di potere da questi commessi. Il re stesso amava viaggiare attraverso la Francia, non disdegnando di rendere giustizia a chi ne faceva richiesta. I funzionari regi di Luigi IX erano ancora in massima parte provenienti dalla classe dei cavalieri e degli ecclesiastici, ma già comparivano tra essi i primi borghesi, che venivano soprannominati legisti, poichè avevano seguito studi di diritto romano nelle università, ed erano quindi in grado di preparare leggi adeguate ai tempi. Sotto i suoi successori, i borghesi divennero sempre più numerosi; essi venivano normalmente nobilitati dal re quando assicuravano un buon servizio, venendo così a costituire una nobiltà di toga, che si veniva ad affiancare alla già esistente nobiltà di spada. Dovendo il suo nuovo stato sociale al re, il ceto dei funzionari statali borghesi era fedelissimo alla monarchia, della quale costituiva uno dei più solidi sostegni per la competenza dimostrata nel disbrigo degli affari pubblici. La sua formazione palesò l’esistenza di un’alleanza fra la monarchia e l’elemento cittadino. Facendo leva sul proprio apparato statale e sulla forza delle armi, la monarchia riuscì a limitare fortemente gli arbìtri feudali. Luigi IX proibì i duelli su tutto il territorio e regolò l’esercizio della faida, che secondo le nuove disposizioni, non poteva avvenire prima di 40 giorni dall’offesa ricevuta, per dare il tempo alla parte più debole di potersi rivolgere al re. Il rafforzamento del tribunale regioapportò nuove limitazioni all’anarchia feudale. Esso funzionava infatti come corte d’appello, presso la quale si poteva ricorrere contro le sentenze emesse dai tribunali dei signori feudali. Esclusivamente al regio tribunale, spettavano le cause riguardanti la provocazione d’incendi, il rapimento di donne, la falsificazione di monete ed i delitti ai danni dello Stato. A diminuire la forza dei feudatari contribuì inoltre la riforma finanziaria di Luigi IX, che non tolse ai grandi feudatari il diritto di battere moneta, ma li obbligò ad accettare la contemporanea circolazione sul loro territorio della moneta regia, di migliore qualità che a poco a poco venne preferita a quella locale. Sotto il suo regno, le entrate nelle casse regie crebbero sensibilmente, grazie anche ai primi passi mossi verso una tassazione diretta, con l’imposizione della taglia, una imposta che sostituì le prestazioni personali obbligatorie. Vennero elevati gli obblighi dei vassalli, riordinata l’amministrazione dei beni della Corona; il clero e le città vennero sottoposti a tributo; queste ultime ottennero in cambio i privilegi comunali. Contribuirono in maniera decisiva alle entrate, l’incremento del commercio e lo sviluppo dell’industria, resi possibili dal periodo di pace del quale stava godendo la Francia. Poichè anche le spese non erano esagerate, il bilancio del regno restò in equilibrio. Filippo IV il Bello (1285-1314), consolidò la monarchia con misure di politica finanziaria e con una spregiudicata politica nei confronti della Chiesa e del Papato. In politica finanziaria vene costituita la Corte dei conti, che provvedeva alla riscossione delle entrare reali, ne amministrava le spese, e provvedeva ad imporre ai vassalli che non volevano effettuare il servizio militare l’imposta da versare in cambio dell’esonero. L’esercito fi Filippo IV era composto in gran parte da Compagnie di ventura. Il re si battè per ridurre la potenza della Chiesa in Francia e per stabilire la supremazia della monarchia sul papa. Per raggiungero questo scopo, Filippo IV soppresse L’Ordine dei Templari, molto potente in Francia, incamerandone l’enorme patrimonio e imponendo imposte al clero. Quando il papa Bonifacio VIII contestò al re tale diritto, il conflitto fra la Francia e la Chiesa esplose, raggiungendo la sua punta più drammatica con l’episodio di Anagni, nel corso del quale il papa venne schiaffeggiato da un messo reale. Il conflitto ebbe termine con l’elezione al soglio pontificio di Clemente V, arcivescovo di Bordeaux, fedelissimo del re, che nel 1309, gli consentì di trasferire la sede papale da Roma ad Avignone, dove restò per circa 70 anni. Filippo IV non avrebbe potuto condurre la sua politica senza l’appaggio del popolo francese, che sotto la protezione della monarchia andava sempre più acquisendo una coscienza nazionale. Questo apparve evidente nel 1302, quando di fronte alle minacce di papa Bonifacio VIII, il re convocò l’assemblea degli Stati Generali, composta da rappresentanti del clero, della nobiltà e della borghesia; essa respinse le richieste papalied affermo il diritto del re di immischiarsi nelle faccende della Chiesa francese. Gli Stati Generali, vennero poi riconvocati da Filippo IV altre due volte con lo scopo di chiedere nuovi tributi: si affermò in tal modo il principio, che la richiesta di nuovi tributi dovesse passare al vaglio di quest’assemblea per l’approvazione definitiva. Nei secoli successivi quest’organo venne convocato in diverse occasioni, assumendo una notevole importanza nell’organizzazione interna dello Stato francese. La presenza al suo interno dei rappresentanti della borghesia accanto a quelli del clero e della nobiltà, è la prova di quali fossero i ceti sociali sui quali la monarchia si reggeva. Per un certo periodo, da questa partecipazione essa vide limitato il proprio potere, tanto da essere definita Monarchia degli Stati o corporativa.
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