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 L'ESILIO DEL PAPATO AD AVIGNONE

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Angelodiluce
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MessaggioTitolo: L'ESILIO DEL PAPATO AD AVIGNONE    Ven Lug 02, 2010 7:37 am

La sconfitta degli Hohenstaufen in Italia, rappresentò una grande vittoria per il Papato, ma ben presto l'espansionismo di Carlo d'Angiò e l'anarchia imperversante nella penisola, finirono con l'indebolire nuovamente le posizioni pontificie. Per risolvere i gravi problemi che travagliavano la Chiesa e dirimere le contese che vedevano coinvolti i nobili laziali, i cardinali riuniti in conclave, elessero come nuovo papa Pietro da Morrone, che assunse il nome di Celestino V. Questi, privo della necessaria esperienza politica, non si sentì pronto ad assumersi una tale responsabilità, rinunciò alla carica e tornò al suo romitaggio. Gli successe Bonifacio VIII, discendente dalla nobile famiglia di baroni laziali dei Caetani. Uomo di grande energia, volle ristabilire la supremazia del Papato sui regnanti europei e l'autorità della Chiesa sulle diverse popolazioni. Fece perseguitare le eresie e condannò i francescani spirituali, tra i quali spiccava il nome del poeta Jacopone da Todi. Per porre fine all'anarchia baronale nel Lazio, non esitò a combattere contro la potente famiglia dei Colonna, assediandone la rocca di Palestrina. Le truppe pontificie abilmente comandate da Guido da Montefeltro vi entrarono vittoriose costringendo alla fuga il comandante avversario Sciarra Colonna. Questi, riuscì a sfuggire alla cattura calandosi dalle mura della fortezza e fuggendo poi verso il mare, dove venne catturato dai pirati saraceni, che per quattro anni lo misero a remare sulle proprie navi. Riuscito ad evadere, Sciarra Colonna trovò asilo in Francia. La politica di Bonifacio VIII, lo portò ad intromettersi nella Guerra del Vespro, che grazie alla sua mediazione terminò con la Pace di Caltabellotta. In seguito egli volle rivendicare la città di Firenze al Papato, in base agli antichi diritti dell'eredità di Matilde di Canossa. Questa sua azione finì per favorire la fazione dei Guelfi Neri fiorentini, che non portò alcun vantaggio alla Santa Sede. L'ostacolo più duro, Bonifacio VIII lo trovò in Francia, dove il re Filippo IV il Bello, nella sua azione di unificazione dello Stato e l'affermazione della propria autorità sottomise a tassazione anche il clero, sottomettendolo in materia di giustizia ai tribunali regi anzichè a quelli ecclesiastici. Questi provvedimenti erano in contrasto con i privilegi di immunità dei quali il clero godeva in tutti i paesi cattolici. Il papa dimostrò nei confronti del re una grande pazienza, limitandosi a riprenderlo verbalmente, ma Filippo IV riunì gli Stati Generali, inducendoli ad una dichiarazione nella quale essi sostenevano che l'autorità regia veniva direttamente da Dio e quindi il papa non aveva il potere per scomunicare un re. Bonifacio VIII rispose a Filippo IV con la bolla Unam Sanctam, nella quale egli affermava nuovamente la supremazia del papa sui sovrani della terra. A questo punto il re francese inviò in Italia il suo cancelliere Guillame de Nogaret con una scorta armata della quale faceva parte anche Sciarra Colonna. Entrato con l'inganno nella rocca papale di Anagni, il Nogaret catturò Bonifacio VIII. In quell'occasione, Sciarra Colonna colpì con uno schiaffo al viso l'anziano pontefice. Circa un mese dopo questi eventi, il papa morì. Il suo scontro con il re di Francia, mostrò l'indebolimento del Papato nei confronti della nuova realtà rappresentata da uno Stato nazionale che stava sorgendo in Europa. Ma il momento più avvilente per Santa sede, venne quando, dopo il breve pontificato di Benedetto XI, venne eletto al soglio pontificio il cardinale francese Bertrand de Got. Questi prese il nome di Clemente V ed essendo stato eletto su pressione di Filippo IV, per compiacere il suo re, non esitò a trasferire la sede pontificia da Roma ad Avignone. In questo modo si manifestò l'egemonia raggiunta dalla casa regnante francese e della sua diramazione angioina sull'Italia. Dal 1305 al 1377 i sette successori di Clemente V, tutti francesi, mantennero la sede papale ad Avignone, danneggiando gravemente il prestigio del Papato a causa della sottomissione dimostrata nei confronti dei re di Francia, tanto che quel periodo venne ricordato come periodo di cattività babilonese della Chiesa.
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