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 L’INFLUENZA DEI COMUNI SULLE CAMPAGNE

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Angelodiluce
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MessaggioTitolo: L’INFLUENZA DEI COMUNI SULLE CAMPAGNE    Dom Lug 18, 2010 10:08 am

Lo sviluppo delle città e delle industrie, resero necessaria una maggiore fornitura di viveri e materie prime come pelli, legname, fibre tessili e altre ancora, da parte delle campagne. Non si trattava di forniture enormi, poichè all’interno delle città medievali, ampi spazi erano destinati all’agricoltura ed i cittadini possedevano campi coltivati, boschi oppure dei pascoli nei pressi della città inoltre i contadini molto spesso erano usi fabbricarsi da sè molti dei prodotti necessari alla loro attività: vestiti, biancheria, scarpe, ecc.. In questo modo era meno sentita la necessità di acquistare degli articoli provenienti dalle botteghe artigiane cittadine. Nonostante tutto ciò, il commercio e i rapporti monetario-mercantili riuscirono ad ottenere una buona penetrazione nelle campagne, nelle quali destarono degli effetti profondi, segnando la nascita di un’agricoltura mercantile. Nelle terre più prossime alle città, l’agricoltore era incentivato a produrre su almeno una parte dei suoi terreni, non più i prodotti necessari alla propria sussistenza, ma generi vendibili con un buon profitto sul mercato urbano, come ad esempio le fibre tessili, ortaggi, vino e frutta. Con il denaro ricavato da questo commercio, i contadini avevano la possibilità di estendere le superfici coltivate e a migliorare i sistemi di coltivazione. In questo modo essi potevano variare anche la propria produzione, aggiungendo ai prodotti classici della terra, la coltivazione della vite e quindi inserendo la produzione del vino; oppure, utilizzando il latte ottenuto con l’allevamento di bovini ed ovini, iniziare la produzione di formaggi e burro.L’estendersi del commercio e delle necessità da esso suscitate, con i sempre più lussuosi prodotti disponibili, portò ad un accrescimento del bisogno di denaro dei signori feudali, inducendoli a sostituire la rendita in natura o in lavoro gratuito con la rendita in denaro, costringendo i contadini a versare annualmente una somma a discrezione del feudatario. Già nell’XI secolo i campi allodiali, di proprietà del signore, venivano lasciati in affitto ai contadini in quasi tutto l’Occidente. Allo stesso tempo, i signori accrescevano le pretese di aumento della rendita, superando i limiti concessi dagli usi tradizionali, causando con questo loro comportamento l’ inizio di una dura lotta nelle campagne e l’inasprimento dell’antagonismo sociale. Nello steso periodo si assisteva ad un aumento dell’abbandono delle campagne a vantaggio delle città, che promettevano ai fuggiaschi lavoro e soprattutto la libertà per i servi della gleba. Coloro che restavano nelle campagne, se ne avevano la possibilità, riscattavano la propria libertà con il denaro, contando anche sul perenne bisogno di moneta dei feudatari che accettavano di buon grado questo tipo di affrancamento da parte dei propri servi. La liberazione dei servi fu un fenomeno molto frequente in tutta l’Europa occidentale nel corso dei secoli del periodo comunale. Maggiore diffusione l’ebbe in Italia, a causa della maggiore potenza dei Comuni: ogni primavera l’esercito comunale usciva per porre l’assedio alle rocche dei signori che non volevano sottostare all’autorità del Comune, danneggiandone in questo modo i commerci. Soprattutto in Toscana, i castelli venivano distrutti ed i loro proprietari costretti a prendere casa all’interno delle città; i loro servi venivano liberati, anche se alla liberazione personale non faceva seguito la liberazione economica. Infatti l’obbligo di pagare i tributi feudali non venne abrogato, ma semplicemente trasferito al governo comunale. I ricchi mercanti ed i banchieri cittadini, aprofittando delle difficoltà economiche nelle quali venivano a trovarsi gli antichi signori del feudo, procedevano all’acquisto di grandi proprietà terriere a prezzi irrisori. In questo modo il contadino, che personalmente era ormai libero, restò in condizioni di dipendenza economica; venne così a ricostituirsi la grande proprietà terriera gestita dai latifondisti cittadini. Uguale sorte toccò anche ai contadini dei Comuni rustici costituiti in gran numero nell’Alta Italia nella lotta contro il feudalesimo. Proprio per difendersi dalle prepotenze dei signori feudali questi piccoli borghi cercarono l’aiuto dei potenti Comuni urbani; successivamente questo rapporto di alleanza si trasformò in un rapporto di sudditanza.
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