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 LA REPUBBLICA MARINARA DI PISA

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Angelodiluce
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MessaggioTitolo: LA REPUBBLICA MARINARA DI PISA    Lun Lug 19, 2010 9:36 pm

Nel V secolo, quando i barbari invasero l’Italia, Pisa come tutte le altre città italiane venne saccheggiata e distrutta. Solo con l’avvento di Teodorico re degli Ostrogoti, la città riuscì a risollevarsi e ritornare all’antico splendore. Nel frattempo un nuovo pericolo minacciava le coste italiane: le flotte islamiche, con continue incursioni, saccheggiavano e distruggevano le città costiere della penisola. Dopo la caduta dell’Impero Carolingio e il sorgere di conflitti tra le città, si assistette ad un’intensificazione di questa minaccia. Pisa, reagì a queste incursioni con spirito combattivo, volto a salvaguardare i propri diritti e difendere i suoi commerci, inizialmente con azioni a breve raggio a difesa della sua zona costiera, ed in seguito con azioni sempre piùùaudaci di contrattacco. Nell’828, il marchese Bonifacio, mise insieme una piccola flotta e partendo dal porto di Pisa sbarcò nella zona situata tra Ustica e Cartagine impegnando seriamente i Saraceni sul proprio terreno. Verso il 1000, i musulmani di re Musetto, riuscirono a costituire proprie basi in Corsica e in Sardegna, e di lì riuscirono a raggiungere lo Stato romano. Il Papa fu costretto a fuggire, ma i pisani giunsero in suo aiuto ed una flotta comandata dall’ammiraglio Orlandi, si diresse su Civitavecchia dove impegnò in uno scontro la flotta saracena, catturando 18 navi avversarie e molti prigionieri; nella stessa azione i pisani riuscirono anche a riconquistare la Sardegna. Altri scontri vittoriosi consentirono alle truppe della Repubblica di riconquistare Reggio Calabria, Amaltea, Nicotera e Tropea. Mentre le forze pisane erano impegnate in questi scontri, Musetto attaccò Pisa credendo di poterla conquistare facilmente; ma la città venne difesa strenuamente e con successo dai suoi abitanti, che costrinsero i saraceni a ritirarsi. Se Pisa fu salvata, lo stesso non si può dire per la Sardegna, che venne nuovamente riconquistata dai corsari di Musetto. Per riprendere l’isola le due Repubbliche di Genova e Pisa unirono le proprie forze e dopo una dura lotta riuscirono a riconquistarla; proprio questa vittoria fu la causa scatenante dei dissidi tra le due potenze marinare, nati al momento di effettuare la spartizione dell’isola. Approfittando del conflitto tra pisani e genovesi, nel 1050 Musetto riconquistò la Sardegna, della quale si incoronò re. Papa Leone IX invocò nuovamente l’aiuto dei pisani che fecero rotta verso l’isola; i venti contrari spinsero le navi della flotta verso la Corsica, dove vennero ben accolte e dove essi issarono le insegne del proprio dominio. Nel 1052 i saraceni si ritirarono lasciando nuovamente la Sardegna ai pisani. Nel 1063 la flotta di Pisa al comando del Conte Giovanni Orlandi conquistò Palermo, dove mise le mani su di un ricco bottino; nel 1066 ebbe inizio la guerra navale tra Genova e Pisa; i genovesi erano infatti preoccupati per le troppe conquiste territoriali ottenute dai pisani ed iniziarono quindi ad attaccare i navigli avversari. A placare gli animi ci pensò papa Vittore III che propose alle due Repubbliche di combattere insieme le flotte corsare che infestavano le coste tirreniche; unendo nuovamente le proprie forze, Pisa e Genova riuscirono facilmente a sgominare i pirati. Nel 1089 papa Urbano II concesse ai pisani la Corsica, ed innalzò il vescovado pisano ad arcivescovado. Nel 1099 Pisa partecipò con una propria flotta alla Seconda Crociata distinguendosi per l’eroismo dei suoi combattenti. Altre conquiste segnarono il percorso di genovesi e pisani, facendo acquisire alle due repubbliche potenza e ricchezze sempre maggiori. Vennero così riconquistate le coste della Siria e le isole Baleari. Nel 1135 Pisa si impadronì di Amalfi, e successivamente formò una lega che la unì a Genova per circa vent’anni, garantendo la pace tra le due potenze. Nel 1161, Federico I Barbarossascese in Italia distruggendo ogni città che si fosse ribellata all’autorità imperiale, ma riconobbe la Repubblica marinara di Pisa, con la quale strinse un patto di alleanza. La lotta tra pisani e genovesi riprese furiosa al punto che il Barbarossa pensò di dividere la Sardegna tra le due città, ma ciò non fece altro che accrescere le tensioni tra le due Repubbliche in epoca successiva. Nel 1217 il papa Onorio III riuscì a convincere Genova, Venezia e Pisa a riappacificarsi e contribuire alla Crociata da lui indetta. In quel periodo le città italiane si divisero in due fazioni, in base al proprio orientamento politico: i Guelfi, che parteggiavano per il papa, e i Ghibellini, fedeli all’Imperatore; Pisa era di parte Ghibellina, mentre la sua acerrima nemica Genova era della fazione Guelfa. Il papa ottenne il favore delle città sarde, provocando durissimi scontri tra genovesi e pisani; ritenendosi offeso dal comportamento di Pisa, il pontefice scomunicò i pisani privandoli del dominio sulla Sardegna e della dignità arcivescovile. Le lotte tra i Guelfi ed i Ghibellini proseguirono ancora per un lungo periodo, e anche le lotte tra Pisa e Genova si fecero sempre più sanguinose fino al fatale 6 agosto 1284: in quella data, nella battaglia della Meloria, la flotta pisana comandata dal Morosini, dal Conte Ugolino e dal Saracino, venne annientata da una potente flotta genovese al comando di Umberto Doria. Nello scontro Pisa perdette 7 galee, mentre 28 vennero catturate dai genovesi; 5.000 furono i morti di parte pisana e migliaia i prigionieri. Le città guelfe della Toscana si unirono poi tra loro per distruggere definitivamente la ghibellina Pisa. Il Conte Ugolino, nominato dittatore della Repubblica pisana, scese a patti con Firenze cedendole alcuni territori; i Pisani adirati per quello che ritenevano un tradimento, lo condannarono alla morte per fame e rinchiusero il povero conte, i suoi figli ed i nipoti nella torre del Gualandi. La sconfitta della Meloria segnò la fine delle glorie marinare di Pisa e ne decretò la fine anche dal punto di vista commerciale. Nel 1300 per avere la pace, il governo pisano fu costretto a cedere anche la Corsica ai genovesi. In seguito la città venne completamente assoggettata a Firenze e durante il Rinascimento divenne per importanza la seconda città per importanza della Toscana dopo Firenze.
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