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 IL PAPATO DI INNOCENZO III

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Angelodiluce
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MessaggioTitolo: IL PAPATO DI INNOCENZO III    Lun Lug 19, 2010 9:40 pm

Lotario dei conti di Segni, venne eletto papa a soli 37 anni nel 1198 e fu una delle figure di maggior spicco nella lunga storia della Chiesa. Egli professava il principio della supremazia assoluta del papa su tutti regnanti della terra, che da lui vedevano derivare tutto il loro splendore. Ai sovrani spettava il potere sui corpi, mentre al papa quello sulle anime. Egli seppe tradurre talmente bene nella pratica questi concetti, da garantire al papato un prestigio e un’autorità rimaste senza pari ancora oggi. Nonostante la sua grande potenza, egli era personalmente un asceta, che portava sempre sulle carni il cilicio, professava rigidissimi costumi ed era animato da un costante pessimismo verso le cose terrene ed umane, come è ampiamente dimostrato nel principale dei suoi scritti: De contemptu hominis che tradotto significa Sul disprezzo dell’uomo.Attuò sempre una politica duttile e paziente, egli fu piuttosto abile a trarre profitto dalle diverse situazioni, là dove le circostanze lo permettevano. Alla morte di Enrico VI, seppe approfittare della crisi venutasi a creare nell’interno dell’Impero tedesco, per indurre o, in alcuni casi costringere, i feudatari o i ministeriali tedeschi ad abbandonare le città dell’ Umbria, delle Marche e della Romagna, i cui governi prestarono giuramento di fedeltà al papa, il quale riconobbe loro le franchigie comunali.Anche se per il momento queste regioni mantennero la propria autonomia, erano già stati posti in realtà i fondamenti giuridici che avrebbero portato ad un rafforzamento dello Stato della Chiesa, del quale esse avrebbero fatto parte. Anche nel Lazio, Innocenzo III riuscì a sottomettere i feudatari ed i Comuni, oltre allo stesso Comune di Roma, al quale venne tuttavia concessa una certa autonomia. Il papa si occupò molto della politica internazionale dell’epoca, riuscendo a farsi riconoscere come arbitro in molte contese. Il suo prestigio, gli guadagnò il favore di numerosi sovrani europei tra i quali i re di Aragona, di Castiglia, del Portogallo e d’Inghilterra. La Curia romana acquisì autorità non solo in materia religiosa ma anche civile: ad esempio, per lo scioglimento di matrimoni reali e di altri importanti personaggi, doveva essere richiesto il permesso a Roma. Per sostenere la complessa organizzazione della Curia papale, diversi paesi corrispondevano alla Camera apostolica, un tributo annuo denominato Obolo di San Pietro, fornendo così al pontefice i mezzi finanziari necessari per lo svolgimento della propria attività. Ma un grave pericolo minacciava in quell’epoca la Chiesa: l’eresia. Per reprimere i moti ereticali, Innocenzo III riorganizzò e rafforzò, dotandolo di sempre maggiori poteri, il Tribunale della Santa Inquisizione. Questo organismo, aveva il compito di scoprire e giudicare gli eretici e quindi, riconosciuta l’effettiva colpevolezza, di consegnarli al braccio secolare, ossia all’autorità civile, perchè eseguisse la sentenza. Drastiche misure vennero adottate contro gli Albigesi, una setta diffusa nel sud della Francia. Contro di essi, il papa bandì addirittura una crociata, che venne sfruttata a fini personali da una miriade di cavalieri senza averi provenienti dal nord della Francia. Costoro, si diressero verso il meridione del Paese, saccheggiando e massacrando popolazioni inermi, senza fare distinzione fra cattolici ed eretici. La stessa cosa fecero i cavalieri tedeschi che con la scusa della crociata avevano ripreso la loro espansione verso est, la Drang nach Osten, la spinta verso Oriente. Essi si abbandonarono a terribili massacri nei confronti delle popolazioni slave e baltiche, impadronendosi delle terre affacciate sul Mar Baltico.
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