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 LE GUERRE DI FEDERICO II DI SVEVIA

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Angelodiluce
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MessaggioTitolo: LE GUERRE DI FEDERICO II DI SVEVIA    Lun Lug 19, 2010 9:41 pm

Il regime politico accentrato e autoritario imposto da Federico II, suscitò aspre resistenze soprattutto da parte dei grandi signori feudali, obbligati dall’Imperatore all’obbedienza nei confronti della monarchia; scoppiarono sommosse in tutto il regno, domate con durezza da Federico II. Ma le sconfitte sul campo e le conseguenti pene capitali, non riuscirono a domare la nobiltà meridionale, che per tutta la durata del suo regno, cospirò contro di lui, fornendo il proprio appoggio a tutti i nemici esterni dell’Imperatore. Anche le città non ebbero un migliore trattamento: venne loro negata ogni tipo di autonomia e furono sottoposte all’amministrazione di funzionari di nomina regia. Catania , Messina e Siracusa, che si erano ribellate, vennero riconquistate e duramente punite. I Saraceni ancora presenti in Sicilia, che avevano rifiutato di sottostare alla sua autorità, vennero sconfitti e, per dare l’esempio, due dei loro sceicchi vennero impiccati. La rimanente popolazione di origine araba venne deportata in massa sul continente presso Lucera in Puglia e a Nocera in Campania. A queste popolazioni, Federico II concesse terre coltivabili e creò le condizioni affinchè non venissero molestate in alcun modo dai feudatari locali. Grazie a questo suo accorgimento, questi Saraceni le rimasero fedeli fino alla fine, fornendogli reparti militari scelti, sui quali egli potè contare per tutta la durata del suo regno. I nemici principali dell’Imperatore si trovavano fuori dai territori di Federico II, infatti, la sua doppia investitura di Imperatore di Germania e re di Sicilia, rendeva molto sospettosi i Comuni dell’Italia settentrionale ed il Papato, che venivano a trovarsi stretti in una morsa da Nord a Sud. Per questo motivo essi lottarono duramente contro di lui. Federico II riuscì a tenere a bada il Papato, finchè venne retto da papa Onorio III. Le cose cambiarono quando nel 1227, salì al soglio pontificio Gregorio IX che con la sua fierezza rese inevitabile lo scontro. Federico II venne costretto ad adempiere alla sua promessa di partire per la crociata: pochi giorni dopo la sua partenza, a causa di una pestilenza scoppiata a bordo delle navi della flotta, fu costretto a rientrare, incorrendo così nella scomunica del papa. Partito per una seconda volta, Federico II raggiunse la Terra Santa, dove trovò scarsa collaborazione da parte dell’arcivescovo di Gerusalemme e dei Cavalieri Templari, restii a fornire il proprio appoggio ad un imperatore scomunicato. Per questo motivo, egli, anzichè intrapprendere una guerra logorante contro i Musulmani, preferì scegliere la diplomazia, ottenendo un pieno successo. Federico II riuscì infatti ad ottenere il possesso di Gerusalemme e di Betlemme, con una striscia di terra che consentiva il collegamento al mare. Completò il proprio successo autonominadosi re di Gerusalemme. Questo suo aumento di potere, convinse Gregorio IX a far invadere il regno del Sud da milizie mercenarie, sovvenzionate dai ricchi Comuni del Nord Italia. Di fronte a questa aperta dichiarazione di guerra, Federico II rientrò immediatamente in Italia, riconquistando in poche settimane il proprio regno e invadendo lo Stato della Chiesa. Nel 1230, il papa fu costretto a sottoscrivere la Pace di San Germano, con la quale Gregorio IX acconsentiva a togliere la scomunica all’Imperatore e a riconoscere l’unione della corana di Germania con quella di Sicilia. Ma questa pace forzata era destinata a durare poco: i Comuni settentrionali si riunirono nuovamente sotto i vessilli della Lega Lombarda, dando inizio ad una nuova guerra, con il sostegno del papa. Le forze comunali di parte guelfa, ossia partigiani del papa, si scontrarono con le truppe dei ghibellini, che sostenevano l’Imperatore. Fra queste ultime particolare importanza rivestivano le forze messe in campo dalla città di Pisa e dalla signoria creata in Veneto da Ezzelino da Romano, che comprendeva le città di Treviso, Vicenza, Verona e Padova. nel 1237, nella battaglia di Cortenova, gli imperiali sconfissero l’esercito della Lega Lombarda, ma questa vittoria non servì a porre fine alla guerra. Nel frattempo, Gregorio IX riuscì a coinvolgere nel conflitto le due potentissime repubbliche marinare di Genova e Venezia e scomunicò nuovamente Federico II indicendo un grande concilio a Roma, per confermare la nuova condanna inflitta al re. Nel 1241, le navi genovesi incaricate di portare a Roma un gran numero di prelati diretti al concilio, vennero attaccate e annientate dalla flotta imperiale nelle acque antistanti l’isola del Giglio, causando l’annullamento del concilio stesso. Gregorio IX , ormai centenario, morì poco dopo. Suo successore per un breve periodo, fu Celestino IV, al quale succedette Innocenzo IV, papa discendente dalla potente famiglia guelfa genovese dei Fieschi, che riprese immediatamente la lotta contro Federico II: egli convocò un concilio a Lione, che proclamò l’imperatore eretico e quindi decaduto dal regno. Federico II marciò allora alla volta di Lione, che all’epoca era un possedimento imperiale, con la volontà di sorprendervi il papa, ma venne trattenuto in Italia da nuove ostilità scatenate dai Comuni settentrionali. Assediata la città di Parma, egli subì una prima grave sconfitta nel 1248; l’anno successivo, venne nuovamente sconfitto dai bolognesi a Fossalta, dove presero prigioniero suo figlio Enzo, che rimase in prigionia a Bologna per 23 anni, fino alla sua morte. Gli ultimi anni di vita di Federico II furono molto tristi: il suo primogenito Enrico, al quale aveva affidato il governo della Germania, gli si era ribellato, ma sconfitto e fatto prigioniero, morì in prigionia; anche i suoi ministri più fidati lo avevano lasciato: Taddeo da Sessa, morì in battaglia, mentre Pier delle Vigne, accusato di tradimento venne torturato e imprigionato: alla condanna a morte preferì il suicidio. Intanto, all’interno del regno stremato dalle continue lotte, si moltiplicavano le cospirazioni. Nonostante tutto ciò, nel 1250, Federico II era pronto a riprendere la lotta, quando morì improvvisamente a Castel Del Monte, nei pressi di Bari. Le sue spoglie mortali, vennero sepolte nella cattedrale di Palermo.
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