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 La dialettica

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Angelodiluce
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MessaggioTitolo: La dialettica   Mar Ago 17, 2010 10:05 am

La dialettica è per Platone la tecnica propria della filosofia. (Luca della Robbia, "Le arti liberali: la logica e la dialettica o la filosofia", formella in marmo raffigurante Platone e Aristotele mentre discutono. Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore, Firenze, 1437)La dialettica

Platone ha sempre considerata la dialettica come la tecnica propria della filosofia. Ma la dialettica non è un metodo deduttivo o induttivo nel senso che Aristotele darà a questi termini e non si modella sul procedimento delle altre scienze, neppure su quello della matematica. Queste scienze infatti si fondano su ipotesi che esse non osano toccare e di cui perciò non sono in grado di saggiare la validità: compito della filosofia è quello di mettere in discussione queste stesse ipotesi, attraverso le conseguenze alle quali esse portano e così determinare i limiti e le condizioni della loro validità (Rep., VII, 533 b-c). La filosofia può quindi mantenere un'ipotesi solo finché non ne trova una migliore (Fed., 101 d-e); perciò è dialettica. La dialettica ha sostanzialmente due momenti:
1) Il primo consiste nel ricondurre ad un'unica idea una molteplicità di oggetti e nell'assumere la definizione dell'idea come una ipotesi di partenza (Fedro, 265 c). Questo procedimento può tuttavia avere esiti diversi e Platone numera tre alternative: a) che un'unica idea ne pervada e abbracci molte altre che tuttavia rimangono separate da essa ed esterne l'una all'altra; b) che un'unica idea riduca ad unità molte altre idee nella loro totalità; c) che molte idee rimangano fra loro interamente separate (Sof., 253 d). Ci sono quindi due casi estremi: l'unità di molte idee e l'eterogeneità di molte idee; ed un caso intermedio che è quello di un'idea che ne abbracci altre senza ridurle ad unità. Quale di questi tre casi si verifichi in una indagine particolare, è cosa che solo l'indagine stessa può decidere. 2) Il momento della divisione che consiste «nel poter di nuovo dividere l'idea nelle sue specie seguendo le sue articolazioni naturali ed evitando di spezzarne le parti come farebbe uno scalco maldestro» (Fedro, 265 i). In questa seconda fase, la dialettica deve «dividere secondo generi e non assumere per diversa la stessa forma o per identica una forma diversa» (Sof., 253 d). In alcuni dialoghi (Fedro, Fedone, Sofista, Politico) Platone mette in opera il procedimento dialettico assumendo come ipotesi una certa definizione dall'oggetto di cui si tratta (per esempio dell'amore o dell'essere, o del sofista o del politico) poi mostrando le conseguenze che derivano da questa definizione per la determinazione precisa dell'oggetto e infine raccogliendo o ricapitolando le determinazioni così ottenute. Il procedimento può essere fermato quando giunge a una conseguenza inaccettabile e ripreso ricorrendo ad un'altra definizione.
La dialettica pertanto richiede ad ogni passo la scelta delle definizioni di partenza e la messa a prova di queste definizioni mediante divisioni successive o le conseguenze che ne derivano. Questo carattere selettivo distingue radicalmente la dialettica dal procedimento deduttivo (cioè necessariamente dimostrativo) che Aristotele riterrà proprio di qualsiasi scienza in quanto tale. Corrispondentemente, il mondo in cui si muove la dialettica non ha un'unità monolitica: è un mondo di forme, cioè di generi o specie dell'essere, che possono connettersi o no ed essere più o meno strettamente connessi: è un mondo di strutture o di relazioni possibili, di cui sta alla filosofia determinare le forme, i gradi e le condizioni generali di possibilità. La dialettica è, secondo Platone, la scienza più alta, perché si situa al di là e al di sopra di quelle stesse scienze particolari (aritmetica, geometria, astronomia, musica) che costituiscono l'universo del conoscere. Ma è al di là di queste scienze, perché mette in discussione ciò che queste scienze ritengono saldamente garantito: la verità delle ipotesi di partenza. La dialettica è la scienza più alta perché è la più critica, perché non presuppone certezze immediate, perché, mentre cerca sempre le ragioni ulteriori delle cose, è sempre disposta a trovarne altre: in una parola perché, come Platone dice, guarda all'essere con occhi aperti invece di contemplarlo nel sogno di presupposti inviolabili (Rep ., 533 e).
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