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 La sostanza

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Angelodiluce
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MessaggioTitolo: La sostanza   Mar Ago 17, 2010 10:11 am

Che cosa è la sostanza? Questo è il tema del princicipale gruppo di ricerche nella Metafisica. Aristotele lo affronta col suo caratteristico procedimento analitico e dubitativo, prospettando tutte le soluzioni possibili, sviluppando e discutendo ognuna di esse e facendo così rampollare un problema dall'altro. Nel groviglio delle ricerche che nei vari scritti componenti la Metafisica si intrecciano a caso, ricominciando spesso daccapo la discussione o interrompendola prima della conclusione, il libro VII ci offre la trattazione più matura e conclusiva di questo problema fondamentale. L'ultimo capitolo del libro, il XVII, presenta come conclusione il vero principio logico e speculativo dell'intera trattazione. La sostanza vi è considerata come il principio (arché) e la causa (aitia): quindi, come ciò che spiega e giustifica l'essere di ogni cosa. La sostanza è la causa prima e l'essere proprio di ogni realtà determinata. È ciò che fa di un composto qualcosa che non si risolve nella somma dei suoi elementi componenti. Come la sillaba ba non è uguale alla somma di b e a, ma ha una natura propria che sparisce se viene risolta nelle lettere che la compongono; così qualsiasi realtà ha una natura che non risulta dall'addizione dei suoi elementi componenti ed è diversa da ciascuno e tutti questi elementi. Tale natura è la sostanza di quella realtà: il principio costitutivo del suo essere. La sostanza è sempre principio, mai elemento componente (1041 b, 31). Essa sola quindi consente di rispondere alla domanda intorno al perché di una cosa. Se si chiede, ad esempio, il perché di una casa o di un letto, si chiede evidentemente lo scopo per il quale la casa e il letto sono costruiti. Se si chiede il perché del nascere, del perire o in generale del mutare, si chiede evidentemente la causa efficiente, il principio da cui il movimento si origina. Ma scopo e causa efficiente non sono altro che la sostanza stessa della realtà di cui si chiede il perché (1041 a, 29).
Queste notazioni sono la chiave per intendere l'intera dottrina aristotelica della sostanza e quindi per penetrare nel cuore stesso della metafisica aristotelica. L'espressione di cui Aristotele si serve per definire la sostanza è: ciò che l'essere era (to ti en einai, quod quid erat esse). In questa formula, la ripetizione del verbo essere esprime che la sostanza è il principio costitutivo dell'essere come tale; e l'imperfetto (era) indica la persistenza e la stabilità dell'essere, la necessità di esso. La sostanza è l'essere dell'essere: il principio per il quale l'essere è necessariamente tale. Ma come essere dell'essere, la sostanza ha una duplice funzione, alla quale corrisponde una duplice considerazione di essa: è da un lato l'essere in cui si determina e limita la necessità dell'essere, dall'altro l'essere che è necessità determinante e limitatrice. Possiamo esprimere la duplice funzionalità della sostanza, alla quale corrispondono due significati distinti ma necessariamente congiunti, dicendo che la sostanza è da un lato l'essenza dell'essere, dall'altro l'essere dell'essenza. Come essenza dell'essere la sostanza è l'essere determinato, la natura propria dell'essere necessario: l'uomo come «animale bipede». Come essere dell'essenza, la sostanza è l'essere determinante, l'esserci necessario della realtà esistente: l'animale bipede come questo singolo uomo. I due significati possono venir compresi sotto l'espressione essenza necessaria, la quale rende, il più esattamente possibile, il senso della formula aristotelica.
Evidentemente, l'essenza necessaria non è la semplice essenza di una cosa. Non sempre l'essenza è l'essenza necessaria: chi dice di un uomo che è musico, non dice la sua essenza necessaria, perché si può essere uomo senza essere musico. [essenza necessaria è quella che costituisce l'essere proprio di una realtà qualsiasi, quell'essere per il quale la realtà è necessariamente tale. La sostanza è quin di non l'essenza, ma l'essenza necessaria, non l'essere genericamente assunto ma l'essere autentico: è l'essenza dell'essere e l'essere dell'essenza.
Così intesa, essa rivela l'aspetto più intimo del pensiero aristotelico, e nello stesso tempo il suo più segreto rapporto col pensiero di Platone. Platone aveva spiegato la validità intrinseca dell'essere come tale, la norrmatività che l'essere presenta in se stesso ed all'uomo, riportando l'essere agli altri valori e tacendo del bene il principio dell'essere. Per Platone, se l'essere vale, se ha un pregio per cui si pone come norma, ciò accade, non perché è essere, ma perché è bene; ciò che lo costituisce in quanto essere è il bene, il valore stesso. La normatività dell'essere è, per Platone, estranea all'essere stesso: l'essere è nel valore, non il valore nell'essere. Aristotele ha scoperto invece l'intrinseco valore dell'essere. La validità che l'essere possiede non gli deriva da un principio estrinseco, dal bene, dalla perfezione o dall'ordine, ma dal suo principio intrinseco, dalla sostanza. Non l'essere sta nel valore, ma «il valore nell'essere» . Tutto ciò che è, in quanto è, realizza il valore primordiale ed unico, l'essere in quanto tale. La sostanza, come essere dell'essere, dà alle più insignificanti e povere manifestazioni dell'essere una validità necessaria, una assoluta normatività. Essa difatti non è privilegio delle realtà più elevate, ma si ritrova ugualmente alla base e al sommo della gerarchia degli esseri e rappresenta il vero valore metafisico.
Con la scoperta della validità dell'essere in quanto tale, Aristotele è in grado di mettersi di fronte al mondo in un atteggiamento completamente diverso da quello di Platone. Per lui, tutto ciò che è, in quanto è, ha un valore intrinseco, è degno di considerazione e di studio e può essere oggetto di scienza. Per Platone, invece, solo ciò che incarna un valore diverso dall'essere può e deve essere oggetto di scienza: l'essere in quanto tale non basta, perché non ha in sé il suo valore. Con la teoria della sostanza, Aristotele ha elaborato il principio che giustifica il suo atteggiamento di fronte alla natura, la sua opera di ricercatore instancabile, il suo interesse scientifico che non si spegne né diminuisce neppure dinanzi alle più insignificanti manifestazioni dell'essere. La teoria della sostanza è nello stesso tempo il centro della metafisica di Aristotele e il centro della sua personalità. Essa rivela l'intimo valore esistenziale della sua metafisica.
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