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 Potenza e atto

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Angelodiluce
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MessaggioTitolo: Potenza e atto   Mar Ago 17, 2010 10:17 am

La funzione della sostanza nel divenire conferisce alla sostanza stessa un nuovo significato. Essa acquista un valore dinamico, si identifica col fine (telos), con l'azione creatrice che forma la materia, con la realtà concreta dell'essere singolo in cui il divenire si compie. In tal senso la sostanza è atto: attività, azione, compiutezza. Aristotele identifica la materia con la potenza, la forma con l'atto. La potenza (dynamis) è in generale la possibilità di produrre un mutamento o di subirlo. C'è la potenza attiva che consiste nella capacità di produrre un mutamento in sé o in altro (come, per esempio, nel fuoco la potenza di riscaldare e nel costruttore quella di costruire); e la potenza passiva che consiste nella capacità di subire un mutamento (come, per esempio, nel legno la capacità di infiammarsi, in ciò che è fragile la capacità di andare in pezzi). La potenza passiva è propria della materia; la potenza attiva è propria del principio d'azione o causa efficiente.
L'atto (enérgheia) è invece l'esistenza stessa del l'oggetto. Esso sia alla potenza «come il costruire al saper costruire, l'esser desto al dormire, il guardare al tener chiusi gli occhi pur avendo la vista e come l'oggetto cavato dalla materia ed elaborato compiutamente sta alla materia grezza e all'oggetto non ancora finito» (Met., IX, 6, 1048 b). Alcuni atti sono movimenti (kinesis), altri sono azioni (praxis). Sono azioni quei movimenti che hanno in se stessi il loro fine. Per esempio, il vedere è un atto che ha in se stesso il suo fine e così l'intendere e il pensare; mentre l'apprendere, il camminare, il costruire hanno fuori di sé il loro fine nella cosa che si apprende, nel punto verso cui si vuole arrivare, nell'oggetto che si costruisce. Questi atti sono detti da Aristotele, non azioni, ma movimenti o movimenti incompiuti.
L'atto è prima della potenza. E prima rispetto al tempo: giacché è vero che il seme (potenza) è prima della pianta, la capacità di vedere prima dell'atto di vedere; ma il seme non può essere derivato che da una pianta e la capacità di vedere non può essere propria che di un occhio che vede. L'atto è prima anche per la sostanza, giacché quello che nel divenire è ultimo, la forma compiuta, è sostanzialmente prima: per esempio, l'adulto è anteriore al fanciullo e la pianta al seme, in quanto l'uno ha già realizzato la forma che l'altro non ha. La gallina vien prima dell'uovo, secondo Aristotele. La causa efficiente del divenire deve precedere il divenire stesso e la causa efficiente è atto. Anche dal punto di vista del valore l'atto è anteriore giacché la potenza è sempre possibilità di due contrari; per esempio, la potenza di essere sano è anche potenza di esser malato; ma l'atto di esser sano esclude la malattia. L'atto è dunque migliore della potenza.
L'azione perfetta che ha in sé il suo fine è detta da Aristotele atto finale o realizzazione finale (entelechia). Mentre il movimento è il processo che porta gradualmente all'atto ciò che prima era in potenza, l'entelechia è il termine finale (telos) del movimento, il suo completamento perfetto. Ma come tale, l'entelechia è anche la realizzazione compiuta e quindi la forma perfetta di ciò che diviene; è la specie e la sostanza. L'atto si identifica dunque in ogni caso con la forma o specie e, quando è atto perfetto o realizzazione finale, si identifica con la sostanza. Questa è la stessa realtà in atto ed il principio di essa. Di fronte ad essa, la materia considerata in sé, cioè come pura materia o materia prima, assolutamente priva di attualità o di forma, è indeterminabile e inconoscibile e non è sostanza (Met., VII, 10, 1036 a, 8; IX, 7, 1049 a, 27).
La materia prima è il limite negativo dell'essere come sostanza, il punto dove cessa insieme l'intellegibilità e la realtà dell'essere. Ma ciò che si chiama comunemente materia, per esempio il fuoco, l'acqua, il bronzo, non è materia prima, perché ha già in sé in atto una determinazione e quindi una forma; è materia, cioè potenza, rispetto alle forme che può assumere, mentre è già, come realtà determinata, forma e sostanza. Se conoscere la realtà e il perché di una cosa significa conoscerne la sostanza mediante la specie o forma (che è appunto la sostanza delle realtà composte o sinoli), la materia rappresenta il residuo irrazionale della conoscenza, così come la sostanza rappresenta il principio o la causa non solo dell'essere ma anche dell'intellegibilità dell'essere come tale.
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