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 La scuola peripatetica

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Angelodiluce
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MessaggioTitolo: La scuola peripatetica   Mar Ago 17, 2010 10:21 am

Teofrasto

Come la vecchia Accademia ha continuato l'ultima fase dell'insegnamento platonico, così la scuola peripatetica presenta le caratteristiche dell'ultimo periodo dell'attività di Aristotele, dedicato soprattutto all'organizzazione del lavoro scientifico e alle ricerche particolari.
Alla morte di Aristotele, successe al maestro nella direzione della scuola TEOFRASTO di Eresso in Lesbo, che la diresse fino alla morte avvenuta tra il 288 e il 286 a. C. La sua attività scientifica si esplicò soprattutto nel campo della botanica. Ci sono state conservate di lui due opere: Storia delle piante e Le cause delle piante che hanno fatto di lui il maestro di quella disciplina per tutta l'antichità, sino alla fine del Medio Evo. Egli fu autore pure delle Opinioni fisiche, una specie di storia delle dottrine fisiche da Talete a Platone e a Senocrate, della quale ci restano alcuni frammenti. E' stato pure conservato uno scritto morale, I caratteri.
Teofrasto ha rivolto numerose critiche a singoli punti della dottrina aristotelica, ma si è mantenuto fedele all'insegnamento fondamentale del maestro. Contro la dottrina dell'intelletto attivo egli sollevò l'obiezione, che sono incompatibili con la funzione di quell'intelletto l'oblio e l'errore. Contro l'universale finalismo delle cose professato da Aristotele, notò che molte cose nella natura non ubbidiscono alla tendenza verso il fine e che, se questa tendenza è propria degli animali, essa non si rivela negli esseri inanimati che sono i più numerosi in natura. In compenso egli difese la dottrina aristotelica dell'eternità del mondo contro le obiezioni che le venivano fatte.
Nell'opera I caratteri, che probabilmente ci è giunta non nella sua forma originale ma in una redazione rimaneggiata, egli descrive con una certa arguzia 30 tipi di caratteri morali (l'importuno, il vanitoso, lo scontento, il fanfarone, ecc.). Si può dire che Teofrasto ha applicato alla vita morale, in quest'opera, lo stesso metodo descrittivo di cui si è servito nello
studio della botanica.


Altri scolari di Aristotele

Accanto a Teofrasto, il più importante degli immediati discepoli di Aristotele è EUDEMO di Rodi, autore di numerosi scritti di storia delle scienze. Eudemo è detto «il più fedele» degli scolari di Aristotele. Egli fu l'editore dell'opera morale di Aristotele che viene appunto indicata col suo nome (Etica Eudemia) e che da taluni è ritenuta opera sua.

ARISTOSSENO di Taranto riprese la dottrina pitagorica dell'anima come armonia, sostenuta da Simmia nel Fedone platonico. Le sue simpatie per il pitagorismo si rivelano pure nell'interesse che portò alla musica, alla quale dedicò un'opera intitolata Armonia, di cui ci restano frammenti. Egli fu anche autore di biografie di filosofi, in particolare di Pitagora e di Platone.

DICEARCO di Messina affermò, in opposizione ad Aristotele e a Teofrasto, la superiorità della vita pratica sulla vita teoretica. Nella sua opera, Vita della Grecia, di cui ci restano pochi frammenti, egli delineò una storia della civiltà greca. Nel Tripolitico sostenne che la miglior costituzione è una mescolanza di monarchia, aristocrazia e democrazia, come quella che si era sviluppata a Sparta.

Stratone

A Teofrasto successe nella direzione della scuola STRATONE di Lampsaco, che la tenne 18 anni. L'indirizzo della sua ricerca è indicato dal soprannome «il Fisico», che gli fu dato. Egli infatti cercò di conciliare Aristotele e Democrito. Da Democrito derivò la dottrina degli atomi e dello spazio vuoto; ma a differenza di Democrito e conformemente ad Aristotele, ritenne che lo spazio vuoto non si stendesse all'infinito all'infuori dei confini del mondo, ma ci fosse soltanto nell'interno del mondo, tra gli atomi. Inoltre i corpuscoli sono, secondo Stratone, dotati di certe qualità, specialmente del caldo e del freddo. Nella sua dottrina sull'ordine e sulla costituzione del mondo, Stratone si avvicinava molto più a Democrito che ad Aristotele. Egli non si serviva della divinità per spiegare la nascita del mondo e ricorreva alla necessità della natura o almeno identificava con essa l'azione di Dio. Stratone affermò energicamente l'unità dell'anima. Per questa unità non è possibile una separazione netta tra sensazione e pensiero. «Senza il pensiero – egli diceva – non c'è sensazione». Ma d'altronde, sia il pensiero che la sensazione non sono altro che movimento e in tal modo sono ricondotti al meccanismo generale della natura.
Dopo Stratone, la scuola peripatetica continuò il suo lavoro attraverso numerosi altri rappresentanti dei quali ci restano scarse notizie e frammenti. Ma essi si dedicarono tutti a particolari ricerche naturalistiche e così non portarono contributi rilevanti alla ulteriore elaborazione della filosofia aristotelica.
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