AngelodiluceInternet

Corso HTML,avatar,gif,sfondi, ,icone, programmi free ,aforismi,poesie,Karaoke
 
IndiceCalendarioFAQCercaLista UtentiGruppiRegistratiAccedi
Cerca
 
 

Risultati secondo:
 
Rechercher Ricerca avanzata
calendario
Contavisite
Migliori postatori
Angelodiluce
 
Valentina
 
raffaeled3
 
Luca
 
Lady
 
Eleonora
 
Stella
 
leona
 
Lia
 
michela2
 
Chi è in linea
In totale ci sono 3 utenti in linea: 0 Registrati, 0 Nascosti e 3 Ospiti

Nessuno

Il numero massimo di utenti online contemporaneamente è stato 158 il Lun Dic 10, 2012 9:48 pm
Statistiche
Abbiamo 38 membri registrati
L'ultimo utente registrato è Cristiano71

I nostri membri hanno inviato un totale di 653 messaggi in 646 argomenti
traduttore
PAGERANK
Page Rank Checker Button
Partner



Condividere | 
 

 Lo scetticismo

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso 
AutoreMessaggio
Angelodiluce
Admin
avatar

Messaggi : 925
Data d'iscrizione : 19.06.10

MessaggioTitolo: Lo scetticismo   Mar Ago 17, 2010 10:37 am

Caratteri dello scetticismo


La parola scetticismo deriva da sképsis, che significa indagine. Conformemente all'indirizzo generale della filosofia postaristotelica, lo scetticismo ha di mira il raggiungimento della felicità come atarassia. Ma mentre l'epicureismo e lo stoicismo pongono la condizione di essa in una dottrina determinata, lo scetticismo pone tale condizione nella critica e nella negazione di ogni dottrina determinata, in un'indagine che metta in luce l'inconsistenza d'ogni atteggiamento teoretico-pratico, li riconosca tutti egualmente fallaci e si astenga dall'accettarne alcuno. La tranquillità di spirito, in cui consiste la felicita, si raggiunge, secondo gli Scettici, non già accettando una dottrina, ma rifiutando qualsiasi dottrina. L'indagine (sképsis) è il mez:o per giungere a questo rifiuto, quindi all'atarassia.
Da ciò risulta il mutamento radicale e anche la decadenza profonda che il concetto della ricerca subisce ad opera dello scetticismo. Se si confronta il concerto scettico dell'indagine, come strumento dell'atarassia, con il concetto socratico e platonico della ricerca, il mutamento risulta evidente. Per Socrate e Platone, la prima esigenza della ricerca è quella di trovare il proprio fondamento e la propria giustificazione, di organizzarsi e articolarsi internamente, di approfondirsi in se stessa, per riconoscere le condizioni e i principi che la rendono possibile. L'indagine scettica non cerca giustificazione in se stessa. Ad essa basta di portare l'uomo al rifiuto di ogni dottrina determinata e quindi all'atarassia. Perciò si nutre quasi esclusivamente della polemica contro le altre scuole e si dirige a confutare i diversi punti di vista, senza mai rivolgere lo sguardo a se stessa, alla fondatezza e al valore del suo procedimento. Indubbiamente anche così l'indagine scettica ha assolto un cómpito storico notevole, smuovendo le scuole filosofiche contemporanee dal loro ristagno dogmatico e richiamandole incessantemente all'indagine sui fondamenti dei loro presupposti.

Lo scetticismo non è una scuola ma è l'indirizzo seguito in Grecia da tre scuole distinte:

1a) la scuola di Pirrone di Elide, al tempo di Alessandro Magno;
2a) la media e nuova Accademia;
3a) gli Scettici posteriori, a cominciare da Enesidemo, che sostengono un ritorno al pirronismo.


Pirrone


PiRRONE, nativo di Elide, potette già nella sua città venire forse a conoscenza della dialettica della scuola eleo-megarica che per molti aspetti è un antecedente dello scetticismo. Partecipò alla campagna di Alessandro Magno in Oriente insieme con il democriteo Anassarco. Fondò in patria una scuola che dopo la sua morte ebbe breve durata. Visse in povertà e morì vecchissimo verso il 270 a. C. Non ha lasciato scritti. Noi conosciamo le sue dottrine dall'esposizione di Diogene Laerzio (IX, 61, 108) e dai frammenti di Silloi (o versi scherzosi) coi quali il suo scolaro Timone di Fliunte (320-2.30 circa a. C.) ne espose e difese la dottrina.
I Sofisti avevano contrapposto la natura alla convenzionalità della legge e avevano distinto ciò che è bene per natura da ciò che è bene per convenzione. Pirrone si rifà a questa distinzione, ma soltanto per negare che ci siano cose vere o false, belle o brutte, buone o cattive, per natura. Tutto ciò che è giudicato tale, è giudicato tale «per convenzione o per costume» non per verità e per natura. Giacché per la conoscenza umana le cose sono veramente inafferrabili e l'unico atteggiamento legittimo da parte dell'uomo è la sospensione di ogni giudizio (epoché) sulla loro natura: il non affermare di nessuna cosa né che è vera né che è falsa, né che è giusta né che è ingiusta; e così via.
Questa sospensione porta a ritenere che ogni cosa è indifferente all'uomo ed evita di accordare qualsiasi preferenza a una cosa piuttosto che a un'altra. Sicché la sospensione del giudizio è già di per se stessa atarassia, assenza di qualsiasi turbamento o passione. Per esserne coerente, Pirrone, che non aveva fiducia nei sensi, andava in giro senza guardare e senza scansare nulla, affrontando carri se ne incontrava, precipizi, cani, ecc. (DIOG. L., IX, 62).
TIMONE di Fliunte ribadiva la dottrina del maestro, considerando che per essere felice l'uomo dovrebbe conoscere tre cose: 1" quale sia la natura delle cose; 2" quale atteggiamento bisogna assumere rispetto ad esse; 3" quali conseguenze risulteranno da questo atteggiamento. Ma le cose si mostrano tutte egualmente indifferenti, incerte e indiscernibili. Perciò l'unico atteggiamento possibile nei loro confronti è quello di non pronunziarsi su nessuna di esse (afasia) e di rimanere completamente indifferenti di fronte ad esse (atarassia).


La media Accademia


La scuola di Pirrone si esaurì ben presto; ma l'indirizzo scettico fu ripreso dai filosofi dell'Accademia, che trovavano il fondamento di esso nell'interno stesso della dottrina platonica. Difatti Platone aveva costantemente sostenuto che nel mondo sensibile non ci può essere scienza. Questa concerne il mondo dell'essere, non il mondo dei sensi, intorno al quale si possono raggiungere solo opinioni probabili. Ma la speculazione intorno al mondo dell'essere non interessava più i filosofi di questo periodo, che chiedevano alla filosofia di farsi strumento dei fini pratici della vita. E così della dottrina platonica conservava la sua attualità soltanto la parte negativa, quella appunto che negava validità di scienza alla conoscenza del mondo sensibile e riduceva tale conoscenza a mera opinione probabile.

Colui che iniziò questo nuovo indirizzo dell'Accademia fu ARCESILAO di Pitane (315/14-241/40) che successe a Cratete nella direzione della scuola. ARCESILAO non scrisse nulla, sicché conosciamo le sue dottrine solo indirettamente.
Secondo una testimonianza di Cicerone (De orat., III, 18, 67) egli non manifestò alcuna opinione sua propria, ma si limitò a discutere le opinioni che gli altri esprimevano. Egli volle rifarsi a Socrate, ma per andare più oltre dello stesso Socrate. Se Socrate affermava che nulla l'uomo può sapere tranne appunto questo, di non saper nulla, Arcesilao negava che anche questo potesse affermarsi con sicurezza. Da Sesto Empirico sappiamo che le sue critiche principali furono rivolte al suo contemporaneo Zenone di Cizio, il fondatore dello Stoa. Arcesilao negava che ci fosse una rappresentazione catalettica perché negava che ci fosse una rappresentazione che non possa diventar falsa. Perciò la funzione del sapiente non è quella di dare l'assenso ad una rappresentazione qualsiasi, ma l'astenersi da ogni assenso. Quanto all'azione, essa non ha bisogno della rappresentazione catalettica. Arcesilao riteneva che la regola di ciò che si deve scegliere o evitare è il buon senso o la ragionevolezza (eulogia) che è la base della saggezza (SESTO E., Adv. math., VII, 153 sgg.).

Ad Arcesilao seguirono come capi della scuola altri maestri (Lacide, Telecle ed Evandro, Egesino) di cui non si sa nulla, tranne che seguirono l'indirizzo di Arcesilao. All'ultimo di essi successe Carneade.


La nuova Accademia


CARNEADE di Cirene (214/12-129/28) è considerato il fondatore della terza o nuova Accademia e fu uomo notevole per eloquenza e dottrina. Nel 156-55 venne in ambasceria a Roma insieme con lo stoico Diogene e col peripatetico Critolao. Neppure egli ha lasciato scritti e le sue dottrine furono raccolte dagli scolari.
La dottrina di Carneade si definisce soprattutto in opposizione a quella dello stoico Crisippo. «Se Crisippo non ci fosse stato, neppure io ci sarei», diceva Carneade (DIOG. L., IV, 62). Carneade ritiene che il sapere è impossibile e che nessuna affermazione è veramente indubitabile. Durante il suo soggiorno a Roma egli tenne un giorno un discorso bellissimo in lode della giustizia, dimostrando che essa è la base di tutta la vita civile. Ma un altro giorno egli tenne un altro discorso, anche più convincente del primo, dimostrando che la giustizia è diversa a seconda dei tempi e dei popoli, e che è spesso in contrasto con la saggezza. E dimostrava questo contrasto con l'esempio stesso del popolo romano che s'era impadronito di tutto il mondo strappandone agli altri il possesso. «Se i Romani volessero essere giusti – egli disse – dovrebbero restituire agli altri i loro possessi e tornarsene a casa in miseria, ma in tal caso sarebbero stolti; e così saggezza e giustizia non vanno d'accordo» (LATTANZIO, Ist. div., 5, 14). Carneade ha nello stesso spirito criticato tutte le dottrine fondamentali degli Stoici e soprattutto quelle del destino e della provvidenza, ritenendole smentite nel loro presupposto, che è la necessità, dall'esistenza del caso e della libertà umana (CICER., De fato, 31-34). Egli ha inoltre utilizzato le antinomie megariche, per esempio quella del mentitore, per dimostrare l'impossibilità di decidere con la dialettica ciò che è vero o falso. Infine ha ritenuto fallace il criterio stoico della rappresentazione catalettica, negando che il senso o la ragione potessero valere come criteri di verità.
Quanto alla condotta della vita e alla conquista della felicità egli tuttavia ammetteva un criterio. Tale criterio però non è oggettivo cioè non consiste nel rapporto della rappresentazione con il suo oggetto, in base al quale la rappresentazione stessa potrebbe essere vera o falsa, ma soggettivo, cioè inerente al rapporto della rappresentazione con chi la possiede. E' pertanto un criterio, non di verità, ma di credibilità. Se non si può dire quale sia la rappresentazione vera, cioè corrispondente all'oggetto, si può dire qual è la rappresentazione che appare vera al soggetto. Questa rappresentazione è detta da Carneade plausibile o persuasiva (pitanon). Se una rappresentazione persuasiva non è contraddetta da altre rappresentazioni dello stesso genere, essa ha un grado maggiore di probabilità; così i medici, ad esempio, diagnosticano una malattia da vari sintomi concordanti. Infine la rappresentazione probabile, non contraddetta, esaminata in ogni sua parte, è il terzo e più alto grado di probabilità (SESTO E., Adv. math., VII, 162 sgg.).

A Carneade successe nella direzione della scuola un suo parente dallo stesso nome e a questi altre figure minori, dopo le quali fu a capo di essa Filone di Larissa, fondatore della quarta Accademia.


Gli ultimi scettici


Abbandonato dall'Accademia, l'indirizzo scettico fu ripreso da altri pensatori che vollero direttamente rifarsi al fondatore dello scetticismo, Pirrone. Questi pensatori fioriti dall'ultimo secolo a. C. al II secolo d.C. non vollero formare una scuola ma solo un indirizzo (agoghé). I principali furono Enesidemo, Agrippa e Sesto Empirico.

ENESIDEMO di Cnosso insegnò in Alessandria. Scrisse otto libri di Discorsi pirroniani, che sono andati perduti. Dalle ripetute affermazioni di Cicerone che dichiara spento al suo tempo il pirronismo, si desume che Enesidemo dovette iniziare la sua attività dopo la morte di Cicerone (43 a.C.). Secondo Sesto Empirico, lo scetticismo era considerato da Enesidemo come un avviamento alla filosofia di Eraclito: «Il tatto che i contrari sembrano appartenere ad una stessa cosa, conduce a porre che essi siano veramente una stessa cosa» (Pirr. hyp., 1, 210). Questa affermazione non significa che Enesidemo sia passato dallo scetticismo all'eraclitismo, ma solo che egli, come già Platone nel Teeteto, vedeva nell'eraclitismo, che identifica gli opposti, il fondamento di ogni concezione scettica che ritiene gli opposti egualmente veri e egualmente falsi.
Secondo Sesto Empirico, Enesidemo ammetteva dieci modi (tropi) per giungere alla sospensione del giudizio. Il primo è la differenza fra gli animali per la quale non possiamo giudicare tra le rappresentazioni nostre e quelle degli animali, perché derivano da diverse costituzioni corporee. Il secondo è la differenza tra gli uomini; il terzo quello della differenza tra le sensazioni; il quarto, quello delle circostanze, cioè delle diverse disposizioni umane. Il quinto è quello delle posizioni, degli intervalli e dei luoghi. Il sesto quello delle mescolanze. Il settimo quello delle quantità e composizioni degli oggetti. L'ottavo quello della relazione delle cose tra di loro e col soggetto giudicante. Il nono quello della continuità o rarità degli incontri tra il soggetto giudicante e l'oggetto. Il decimo quello dell'educazione, dei costumi, delle leggi, delle credenze e delle opinioni dogmatiche. Ognuno di questi modi porta una diversità nelle conoscenze umane od una equivalenza delle conoscenze diverse che si hanno a seconda della diversità dei modi stessi. Se le sensazioni sono diverse ( 3° modo) per i diversi uomini (2° modo) o in diverse circostanze (4° modo) come si fa a ritenere vera l'una e falsa l'altra? Se gli oggetti appaiono diversi a seconda che si presentano mescolati o semplici (6° modo) o in numero maggiore o minore (7° modo) o a seconda che si presentano isolati o in relazione (8° modo) o raramente o frequentemente all'uomo (9° modo), come si fa a decidere qual è la vera realtà dell'oggetto? Non rimane dunque che sospendere ogni giudizio.
Alla stessa conclusione porta la considerazione della diversità tra le credenze e le opinioni umane, diversità che rende impossibile decidere per l'una o per l'altra di esse.

Ad AGRIPA (di cui non si sa nulla), Sesto Empirico attribuisce altri cinque modi per giungere alla sospensione del giudizio, modi di carattere dialettico, utili soprattutto a confutare le opinioni dei dogmatici: 1° il modo della discordanza, che consiste nel mostrare un dissidio insanabile tra le opinioni dei filosofi, quindi l'impossibilità di scegliere tra esse; 2° il modo che consiste nel riconoscere che ogni prova parte da principi che a loro volta esigono prova e così via all'infinito; 3° il modo della relazione, per il quale noi conosciamo l'oggetto in relazione a noi, non quale è in se stesso; 4° il modo dell'ipotesi, per il quale si vede che ogni dimostrazione è fondata su principi che non si dimostrano, ma si ammettono per convenzione; 5° il circolo vizioso (diallele), per il quale si assume come dimostrato proprio ciò che si deve dimostrare: il che dimostra l'impossibilità della dimostrazione.

Altri Scettici, sempre secondo Sesto EMPIRICO (Pirr. hyp., I, 178), riassumevano tutti questi modi in due fondamentali modi di sospensione, cioè dimostrando che non si può comprendere nulla né di per sé, né in base ad altro. Che nulla si possa comprendere per sé, risulta dal disaccordo esistente tra le opinioni degli uomini, disaccordo insanabile, non essendoci nessun criterio che a sua volta non sia oggetto di disaccordo. Che nulla si possa comprendere in base ad altro, risulta dal fatto che in questo caso bisognerebbe andare all'infinito o chiudersi in circolo, giacché ogni cosa per essere compresa ne richiederebbe un'altra, e così via.


Sesto Empirico


La fonte di tutte le notizie sullo scetticismo antico è l'opera di Sesto che, come medico, ebbe il soprannome di EMPIRICO e svolse la sua attività fra il 180 e il 214 d. C. Di lui possediamo tre scritti. I Lineamenti (Ipotiposi) pirroniani, in tre libri, sono un compendio di filosofia scettica. Gli altri due sono tradizionalmente compresi sotto il titolo improprio Contro i matematici. Ora il màtema è l'insegnamento in significato oggettivo, la scienza in quanto oggetto dell'insegnamento; matematici sono quindi i cultori delle scienze, cioè di grammatica, retorica e delle scienze del quadrivio (come furono dette nel Medio Evo) che Platone nella Repubblica poneva come propedeutiche alla dialettica: geometria, aritmetica, astronomia e musica. Contro queste scienze sono diretti i libri I-VI dell'opera. I libri VI l-XI sono diretti contro i filosofi dogmatici. Questi scritti di Sesto sono importanti non solo perché rappresentano la summa di tutto lo scetticismo antico, ma anche perché sono fonti preziose per la conoscenza delle stesse dottrine che combattono. I punti più famosi delle confutazioni di Sesto, oltre la dottrina dei tropi, sono i seguenti.

[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]
Critica della deduzione e dell'induzione. – La deduzione è sempre un circolo vizioso (diallele). Quando si dice: «Ogni uomo è animale, Socrate è uomo, dunque Socrate è animale», non si potrebbe porre la premessa «ogni uomo è animale» se già non si ritenesse dimostrata la conclusione, che Socrate, come uomo, è animale. Perciò mentre si ha la pretesa di dimostrare la conclusione derivandola da un principio universale, in realtà la si presuppone già dimostrata. Dall'altro lato, l'induzione non ha maggiore validità. Se essa infatti è fondata soltanto sull'esame di alcuni casi, non è sicura, potendo i casi non esaminati sempre smentirla; e se si pretende che sia fondata su tutti i casi particolari, il suo cómpito è impossibile perché tali casi sono infiniti.

[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]
Critica del concetto di causa. – Si dice che la causa produce l'effetto; dunque essa dovrebbe precedere l'effetto e sussistere prima di esso. Ma se sussiste prima di produrre l'effetto, è causa prima di esser causa. D'altronde la causa non può evidentemente seguire l'effetto; né essere contemporanea con esso perché l'effetto non può nascere se non da qualcosa che sussiste già prima (Pirr. hyp., III, 19 sgg.).

[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]
Critica della teologia stoica. – Sesto ha insistito lungamente sulle contraddizioni implicite nel concetto stoico della divinità. Secondo gli Stoici tutto ciò che esiste è corporeo; dunque anche Dio. Ma un corpo o è composto ed è soggetto a dissolvimento, quindi mortale; o è semplice e allora è acqua o aria o terra o fuoco. Dio dunque dovrebbe essere o mortale o un elemento inanimato; il che è assurdo (Adv. math., IX, 180). Dall'altro lato, se Dio vivesse sentirebbe, e se sentisse, riceverebbe piacere e dolore; ma dolore significa turbamento e se Dio è capace di turbamento è mortale. Altre difficoltà derivano dall'attribuire tutte le perfezioni a Dio. Se Dio ha tutte le virtù, ha anche il coraggio; ma il coraggio è la scienza delle cose temibili e non temibili, dunque c'è qualcosa di temibile per Dio; il che è assurdo (Ib., IX, 152 sgg.). Sesto Empirico si serviva di tutti questi argomenti per convalidare l'atteggiamento scettico della sospensione del giudizio.

Nella vita pratica lo scettico deve, secondo Sesto, seguire i fenomeni. Perciò quattro sono le sue guide fondamentali: le indicazioni che la natura gli dà attraverso i sensi, i bisogni del corpo, la tradizione delle leggi e dei costumi e le regole delle arti. Con queste regole gli ultimi Scettici cercarono di differenziarsi dal criterio, suggerito dalla media Accademia, dell'azione motivata o ragionevole. Secondo Sesto la differenza fondamentale tra lo scetticismo pirroniano e quello degli Accademici è questo: che mentre gli Accademici ammettono di sapere solo che non è possibile saper nulla, i pirroniani evitano anche questa asserzione e si limitano alla ricerca (Pirr. hyp., I,3). Sesto Empirico ha voluto, in altri termini, realizzare l'ideale di una ricerca che sia soltanto ricerca, senza punto di partenza né punto di arrivo.
Tornare in alto Andare in basso
Vedi il profilo dell'utente http://angelodiluceinternet.forum-ativo.com
 
Lo scetticismo
Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto 
Pagina 1 di 1

Permessi di questa sezione del forum:Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
AngelodiluceInternet :: Folosofia-
Andare verso: