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 La gnosi

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Angelodiluce
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MessaggioTitolo: La gnosi   Mar Ago 17, 2010 10:39 am

L'opera dei Padri apologisti non deve rivolgersi soltanto contro i nemici esterni del cristianesimo, pagani ed ebrei, ma anche contro i nemici interni, contro le tendenze e le sette che nel tentativo di interpretare il messaggio originale del cristianesimo ne falsano lo spirito e la lettera, contaminandolo con elementi e motivi eterogenei. Il maggiore pericolo contro l'unità spirituale del cristianesimo fu rappresentato nei primi secoli dalle sètte gnostiche che si diffusero ampiamente in Oriente e in Occidente, specie nelle sfere dei dotti e produssero una ricca e varia letteratura. Questa letteratura, però, ad eccezione di pochi scritti, conservati in traduzioni copte, è andata perduta e ci è nota solo attraverso i passi che ne hanno riportati i Padri apologisti che ne assunsero la confutazione.
L'importanza del tentativo degli Gnostici sta nel fatto che esso è la prima ricerca di una filosofia del cristianesimo. Ma questa ricerca è condotta senza rigore sistematico, mescolando insieme elementi cristiani, mitici, neoplatonici e orientali in un complesso che non ha nulla di filosofico. La parola gnosis, come conoscenza religiosa distinta dalla pura fede, è attinta dalla tradizione greca, specialmente dal pitagorismo, nel quale essa indicava la conoscenza del divino propria degli iniziati. Fu così adoperata ad indicare un gruppo di pensatori cristiani del II secolo che fecero della conoscenza la condizione della salvezza. Si attribuirono per primo il nome di Gnostici, gli OFITI o soci serpentini, che poi si divisero in numerose sètte. Queste utilizzavano una quantità di testi religiosi attribuiti a personalità bibliche: tale Era l'Evangelo di Giuda, di cui fa cenno Ireneo. Altri scritti del genere sono stati ritrovati recentemente in traduzioni copte e di essi il più importante è la Pistis Sophia, che è stata edita nel 1851 ed espone in forma di dialoghi tra il Salvatore risorto e i suoi discepoli, specialmente Maria Maddalena, la caduta e la redenzione di Pistis Sophia, un essere appartenente al mondo degli Eoni (esseri intermedi tra l'uomo e Dio), nonché la via per la purificazione dell'uomo mediante la penitenza. I principali Gnostici di cui abbiamo notizia sono Basilide, Carpocrate, Valentino e Bardesane.

BASILIDE, che insegnò in Alessandria fra il 120 e il 140, scrisse un Evangelo, un Commentario e dei Salmi. La sua dottrina ci è conosciuta attraverso l'opera di Clemente Alessandrino (Tappeti) e le confutazioni di Ireneo (Contro gli eretici) e di Ippolito (Filosofemi). Per Basilide, la fede è una entità reale, una cosa, deposta da Dio nello spirito degli eletti, cioè dei predestinati alla salvezza. Dalla necessità di spiegare il male nel mondo Basilide fu tratto ad ammettere due principi della realtà, causa l'uno del bene, l'altro del male: la luce e le tenebre. Venute a contatto tra loro, le tenebre cercarono di unirsi alla luce e di parteciparne, mentre la luce se ne rimaneva per conto suo, ritraendosi senza assorbire le tenebre. Le tenebre dettero luogo così a un'apparenza e a un'immagine della tace, che è il mondo, nel quale il bene si trova perciò in quantità miserevole e il male predomina. Questa concezione di Basilide è molto simile a quella manichea, ma non ammette, come questa, la lotta fra i due principi.

Di CARPCOCRATE di Alessandria, sappiamo soltanto che una sua seguace, Marcellina, venuta a Roma al tempo di Aniceto (verso il 160) «provocò la rovina di molti» (IRENEO, Contro gli eretici, 1, 25, 4). Carpocrate per spiegare la superiorità di Cristo sugli uomini si serve della teoria platonica della reminiscenza. Cristo divenne superiore agli altri uomini, perché la sua anima ricordò più abbondantemente quanto aveva visto durante la sua circolazione con il Padre ingenerato: onde questi gli mandò una virtù particolare che lo rese capace di sfuggire al predominio del mondo e di risalire liberamente sino a Lui. Lo stesso accadrà ad ogni anima che si attenga alla medesima linea di condotta. I seguaci di Carpocrate o carpocraziani ammettevano la trasmigrazione dell'anima di corpo in corpo, finché non avesse compiuto il ciclo delle esperienze peccaminose; solo al termine di questa odissea, l'anima sarebbe stata degna di risalire al Padre., liberandosi da ogni legame con il corpo.
Il maggior numero di seguaci appartenne alla scuola di VALENTINO che, secondo Ireneo, venne a Roma al tempo del vescovo Igino (135-40). Al culmine della realtà Valentino e i suoi seguaci ponevano un essere intempartle ed incorporeo, ingenerato e incorruttibile che essi chiamavano Padre o Primo Padre o anche Eone (dal greco: aiòn = eterno) perfetto. Questo primo principio è formato da una coppia di termini, Abisso e Silenzio; e anche gli eoni che scaturiscono da esso sono costituiti da coppie. Dal primo Eone derivano infatti la Mente e la Verità, dalle quali procedono per emanazione la Ragione e la Vita; dalle quali ancora procedono l'Uomo (conte determinazione divina) e la Comunità (ecclesia, comumità di vita divina). L'insieme di queste otto determinaziomi divine (ogdoade) è il regno della perfetta vita divina o Pleroma. Ora l'ultimo Eone, la Sapienza, volle scoprire il primo, l'Abisso, e cercò di risalire verso le regioni superiori del Pleroma. Ma esso non fu da tanto e in questo inutile sforzo dette origine al mondo, che perciò presenta i caratteri di uno sforzo mal riuscito e gli errori ed il pianto che lo sforzo mal riuscito produce. «Dalla trepidazione e dall'inquietudine nacquero le tenebre; dal timore e dall'ignoranza scaturirono la malignità e la perversione, dalla tristezza e dal pianto le fonti d'acqua e i mari. Il Cristo fu mandato dal Primo Padre, inviolabile nel suo mistero, a ripristinare l'equilibrio spezzato dal folle sogno di Sapienza» (TERTULLIANO, Contro i Valentiniani, 2). In tal modo l'universo nasce dalla ribellione infeconda dell'eone Sophia, che dà origine all'opera plasmatrice di un Demiurgo. Valentino ripartiva il genere umano in tre categorie: la massa degli uomini carnali, la schiera degli psichici e la casta degli spirituali (pneumatici). I primi sono destinati alla perdizione; i secondi possono salvarsi a costo di uno sforzo; ai privilegiati basta, per raggiungere la beatitudine, la gnosi cioè la conoscenza dei misteri divini.
BARDESANE, nato a Edessa nel 154 e morto nel 222, fu scolaro di Valentino. Egli è sostanzialmente un astrologo e un naturalista che dall'astrologia babilonese ed egiziana attinge la teoria dell'influenza degli astri sugli avvenimenti del mondo e sulle azioni umane.
Il persiano MANI, nato verosimilmente verso il 216, si proclamò il Paracleto, cioè colui che doveva portare la dottrina cristiana alla sua compiutezza. La sua religione è una mescolanza fantastica di elementi gnostici, cristiani e orientali, sul fondamento del dualismo della religione di Zaratustra. Egli ammette infatti due principi originali, uno del male o principio delle tenebre, l'altro del bene o principio della luce, che si combattono perpetuamente nel mondo. Anche nell'uomo ci sono due anime, una corporea che è il principio del male, l'altra luminosa che è quello del bene. L'uomo raggiunge la sua compiutezza con un triplice sigillo, cioè astenendosi dal cibo animale e dai discorsi impuri (signaculum oris), dalla proprietà e dal lavoro (signaculum manus) e dal matrimonio e dal concubinaggio (signaculum sinus). Il manicheismo trovò il suo grande e implacabile avversario in S. Agostino.

La più grave bestemmia degli gnostici è, secondo Ireneo, la tesi che il creatore del mondo non sia Dio stesso, ma una sua emanazione
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